Moio
della Civitella
Uno dei siti archeologici più suggestivi del
Cilento interno è, certamente, quello ubicato
sulla Civitella, protetto dal fresco ombroso di un fitto
e rigoglioso castagneto.
La collina della Civitella (818 m. s.l.m.) occupa una
posizione strategica di controllo di tutta la viabilità
naturale tra le zone interne montuose e lo sbocco al
mare. Alle pendici del colle, sul versante meridionale,
si apre il valico verso Cannalonga che conduce agli
Alburni e da qui al Vallo di Diano; l'altro versante
domina il corso del Badolato e quindi la viabilità
verso Velia.
La posizione dominante, la presenza dei corsi d'acqua
e delle sorgenti, le terrazze pianeggianti hanno favorito
l'impianto di un insediamento articolato e complesso
che, certamente, dal controllo delle direttrici di traffico,
ha ricavato ricchezza e potenza. Il sito della Civitella
è l’unico ad essere stato esplorato con
uno scavo sistematico; le caratteristiche del sito hanno
permesso di dare le prime risposte sui rapporti tra
città e territorio nonché tra le popolazioni
indigene e il mondo coloniale greco. L’attribuzione
ai coloni di Elea-Velia, i Focei, del controllo della
fortezza (frurion), ha suscitato un vivace dibattito
con coloro che attribuiscono queste opere, invece, ad
interventi indigeni come fortezze rifugio La frequentazione
del colle è documentata dalla fine del VI sec.
a. C., da alcuni frammenti ceramici raccolti in superficie,
ma è a partire dalla metà circa del IV
sec. a.C. che inizia la costruzione di una possente
cinta fortificata, articolata in due circuiti che racchiude
il colle su tre lati; il lato a Nord è difeso
naturalmente dallo strapiombo della roccia.
Roccagloriosa
Testimonianze sporadiche nell’area del Castello
di Roccagloriosa documentano la presenza umana sul crinale
dei Capitanali a partire dall’Età del bronzo.
Nel V sec. a.C., l’area di Roccagloriosa assume
una funzione di rilievo quale avamposto sulla costa
tirrenica e quale centro di controllo di un territorio
cerniera tra la costa tirrenica e la Lucania interna.
Non si escludono presenze precedenti; lamelle di selce
sono state rinvenute nell’area “Piani di
Mariosa”, reperti fatti risalire all’epoca
neolitica (V / IV millennio a.C.). Una serie di scavi,
iniziati dall’archeologo Mario Napoli, ha portato
alla luce, nella parte più alta della collina,
l’antica città sepolta, fortificata e circondata
da torri quadrate e da imponenti mura. I reperti venuti
alla luce nell’area della necropoli offrono la
testimonianza di importanti relazioni commerciali con
le città greche della costa tirrenica e con Taranto.
Le vicende politico-militari del III sec. a.C., che
videro forse la città lucana parteggiare con
Annibale, nella sua lotta contro Roma, e la fondazione
di una colonia latina a Paestum nel 273 a. C., decretarono
la devitalizzazione ed infine la rovina di quello che
era stato uno dei centri più importanti della
Lucania tirrenica.
Monte Pruno di Roscigno
Il sito archeologico di Monte Pruno si trova a circa 2 km dall'abitato di Roscigno e qui, negli anni '20 in seguito a lavori agricoli vennero fortuitamente rinvenuti dei reperti consistenti in 48 pezzi d'ambra provenienti, con ogni probabilità, da ricche tombe e corredi funerari databili intorno al VI secolo a.C.
L'importanza del sito venne ulteriormente ribadita dal ritrovamento, nel 1938, di una tomba principesca appartenente ad un capo dell'antica popolazione indigena chiamata dai greci Entri che abitava la zona interna del Cilento a partire dalla metà del VI secolo a.C. prima di venire sopraffatta dai Lucani. Il ricco corredo sepolcrale rinvenuto avvalora questa ipotesi: una corona d'argento, una collana, numerosi oggetti metallici di argento, ferro e bronzo che componevano un vero e proprio servizio da banchetto, un bellissimo candelabro di bronzo e un raffinato kantharos d'argento oltre al carro di questo guerriero e la lancia.
Come per tanti altri insediamenti risalenti all'età lucana, anche per Roscigno si registrano i segni di un repentino abbandono intorno alla fine del III secolo a.C. in concomitanza con i segni dell'arrivo dei romani nella regione. |