Itinerari
   

GET Gruppo Escursionistico e Trekking - Rofrano (vedi scheda)

 
"Visita alla grava di Vesalo"

Tempo di percorrenza: h. 2,30 - Difficoltà: facile - Dislivello: 70 metri
La Grava di Vesalo è uno dei fenomeni carsici più imponenti e spettacolari del territorio del PNCVD. Il pozzo, profondo all'incirca 100 metri , si sversano le acque del Torrente Milenzio. È un esempio macroscopico di fenomeno carsico di particolare interesse geologico e botanico (sulle pareti è possibile osservare stazioni vegetative di Lingua Cervina (un particolare tipo di felce). Nella parte superiore presenta un'apertura di circa 30 metri di diametro, con pareti rocciose a strapiombo.
L'escursione prende origine al Passo di Vesalo (q. 1050 slm) e prosegue utilizzando una stradina nel bosco, immersa nella frescura assicurata dai Faggi e dai giganteschi Ontani. Dopo la visita alla Grava, si prosegue utilizzando una stradina di esbosco che porta alla Valle Soprana. Qui è possibile osservare le rupi di Scanno del Tesoro e di Tempa dei Militani.
Una sosta presso l'area attrezzata di Vesalo consente di godere della pace che regna nei boschi circostanti.

 
"percorso ad anello della valle di campolongo"
Tempo di percorrenza: h. 2,30 - Difficoltà: facile - Dislivello: 150 metri
La visita prende origine alla Loc. Occhio a quota 1250 mt slm. Si percorre una stradina di montagna per poche centinaia di metri per poi imboccare sentieri che portano i visitatori attraverso campi carsici, doline, boschi misti di latifoglie. Il percorso non presenta particolari difficoltà essendo per lo più di fondovalle. Il centro di maggiore attrazione è l'Affondatore di Campolongo, un pozzo carsico che si apre nella parte mediana della vallata. Si prosegue lungo sentieri connotati da soffici manti erbosi. Il percorso offre il meglio di sé nel periodo di fioritura delle decine e decine di specie di orchidee spontanee. Si torna ai mezzi di trasporto utilizzando una comoda stradina brecciata.
 
"visita all'oasi wwf di morigerati "
Tempo di percorrenza: h. 2,30 - Difficoltà: facile - Dislivello: 130 metri
L'Oasi naturalistica riguarda il tratto di Fiume Bussento che risorge a valle dell'abitato di Morigerati. Grazie all'immenso valore naturalistico che l'area possiede è stata individuata dal WWF come area da sottoporre a particolare vincolo per preservarne le peculiarità. Si tratta di un ambiente fluviale ove la macchia mediterranea assume connotati di grande spettacolarità. Il piatto forte della visita è costituito dalla riemersione del Fiume Bussento nella grotta carsica, dopo aver percorso circa 4,5 km in via ipogea.
 
"monte cervati da caccialupo "
Tempo di percorrenza: h. 8,00 - Difficoltà: media - Dislivello: 1000 metri
Monte Cervati è la vetta più alta della Campania con i suoi 1898 mt. slm. L'escursione prende origine alla Località Caccialupo e lasciati i mezzi di trasporto, si inizia il percorso utilizzando una sentiero che si snoda tra boschi a prevalenza di Carpino Nero. Dopo circa mezz'ora di marcia, si giunge al belvedere che consente di spaziare verso la vetta del Cervati. Si prosegue lungo la strada brecciata, immersa nel bosco di faggio. Lungo il percorso si osservano la vetta del Monte Cima di Mercori (mt. 1788) la seconda vetta del PNCVD e il Monte Faiatella (mt. 1710). Alla Località Fontana del Russo si osservano prati verdi con bellissimi esemplari faggio che svettano verso il cielo. Qui inizia la parte finale di ascensione verso la sommità. Di fronte alla vetta del Cervati è posizionata la cappella della Madonna della Neve. Da qui si possono osservare i campi carsici di quota che con la presenza di specie vegetali inusuali per queste latitudini quali la Genziana e la Primula auricola, costituiscono un giusto premio per il cammino profuso per arrivare. I panorami che dalla vetta del Cervati si possono abbracciare con lo sguardo vanno dalle montagne della Lucani, della Calabria fino al Golfo di Policastro e Capo Palinuro.
 
"affondatore di vallivona"
Tempo di percorrenza: h. 6,00 ( a+r ) - Difficoltà: media - Dislivello: 700 metri
Il percorso prende origine dalla fontana nei pressi di Ponte Inferno a quota 550. Si prosegue lungo una carrareccia che costeggia il Fiume Bussento. Dopo circa 1 km il percorso si inerpica immergendosi in un bosco di Carpino Nero. Dopo circa 1,5 ore la salita concede una sosta e il tratto di sentiero in piano consente di girare lo sguardo verso le pareti rocciose strapiombati sull'alveo del Bussento. Nella parte centrale del percorso si osservano, oltre che alle tante latifoglie anche rade piante di Tasso (Taxus baccata). Si giunge alle sorgenti del Bussento che scaturiscono dall'interno di una grotta, chiusa da opere che hanno consentito la captazione di parte delle acque sorgive per la realizzazione di un acquedotto. La salita prosegue utilizzando prima un sentiero e poi una carrareccia ben disegnata. La strada termina all'imbocco della galleria (q. 1070 slm). La galleria lunga circa 500 mt la si percorre con l'ausilio delle torce elettriche. Una volta all'interno dell'inghiottitoio si ha la percezione della sua grandezza, della sua forma ellittica, dell'alta valenza naturalistica dell'ambiente vegetale che si trova al suo interno. La grigia roccia calcarea è stata scavata dalle acque del torrente che raccoglie le acque dell'intera vallata di Vallivona e che hanno generato una modesta ma interessante cascata. Il viaggio di ritorno avviene utilizzando lo stesso percorso dell'andata.
 
"valle dei gigantini"
Tempo di percorrenza: h. 5,30 - Difficoltà: media - Dislivello: 500 metri
La Valle dei Gigantini è una valle carsica posta alle pendici sommitali del Monte Cima di Mercori. La partenza avviene a quota 1300 mt, in prossimità della Valle di Campolongo. La presenza del bosco di Faggio è una costante dell'intero percorso. Il percorso inizia lungo una carrareccia e dopo aver camminato per circa un'ora si giunge sulle creste della Raia di Campolongo. Il panorama vallivo accompagna i partecipanti per un lungo tratto. Si svolta in direzione di Fosso dell'Erba a quota 1400 circa e di qui inizia la salita finale verso i Gigantini. Arrivati a quota 1610 slm, si apre la Valle e sui bordi della vallata è possibile osservare nei blocchi di calcare alcuni esemplari di rudiste (fossili guida del Cretacico) di considerevoli dimensioni. Il viaggio prosegue fino ad arrivare allo spartiacque di Vallivona e dopo aver percorso un tratto del crinale, si inizia la discesa verso Campolongo. Dopo aver attraversato l'intera Valle e dopo aver visitato l'Affondatore di Campolongo (fenomeno carsico posto nella parte mediana della valle), si giunge ai mezzi di trasporto.
 
"campolongo e il vallone del colurzo"
Tempo di percorrenza: h. 5,00 - Difficoltà: media - Dislivello: 638 metri in discesa
L'itinerario prende origine alla località Campolongo (q.1150) e si sviluppa lungo la strada brecciata che attraversa l'intera vallata interclusa tra il Monte Raialunga e il Monte Rotondo. Nella posizione mediana della vallata è posto l'inghiottitoio di origine carsica. Quasi invisibile, se ne percepisce l'esistenza solo dopo essere giunti nelle vicinanze del pozzo stesso. Si prosegue lungo la pianura e al termine del piano si imbocca una pista in agevole discesa che porta alla Fontana dei Maglianesi. Le acque che ruscellano nel sottostante torrente, a causa del rumore prodotto dai tanti salti, conferiscono il nome pittoresco di Acqua Sonante alla località. Il sentiero costeggia ed interseca in tanti punti il Vallone dei Maglianesi che corre incassato tra alte rupi di calcare. Qui vegeta il Tasso (Taxus baccata), il Faggio, il Carpino Nero. Si giunge allo Scanno del Fuoco ove è possibile osservare uno spettacolare salto d'acqua di oltre 20 metri d'altezza. Si prosegue in discesa, attraverso il bosco di Carpino Nero fino ad arrivare alle rupi del Colurzo. Il sentiero qui a volte è incassato in percorsi a volta. Si giunge alla Località Tempa del Fico ove termina il sentiero.
NOTA: trattandosi di percorso non ad anello, i partecipanti vengono trasportati fino a Campolongo al momento della partenza e poi vengono recuperati dai veicoli alla località Tempa del Fico che, comunque, si trova sulla strada del rientro.
 
"monte gelbison (da rofrano)"
Tempo di percorrenza: h. 5,00 - Difficoltà: media - Dislivello: 1200 metri
Il percorso si sviluppa sulle tracce degli antichi pellegrinaggi che le popolazioni lucane, calabresi e cilentane compivano per recarsi sul santuario del Monte Gelbison. Il percorso prende origine alla Località Sorbatello (q. 493 slm) e il percorso attraverso rigogliosi castagneti da frutto. La prima tappa sono le Tre Croci e da qui si prosegue per il Vallone del Sacrato. Qui la tradizione vuole che si debba raccogliere una pietra da portare come ex voto per depositarla sui cumuli che si trovano alla base dell'erta finale. Dopo il vallone il sentiero si inerpica decisamente e si giunge al Passo della Beta (q. 1332 slm). Nel tratto finale il percorso si congiunge con l'altro che sale da Novi Velia e dall'area di Palinuro, fino a raggiungere l'area del Santuario (q. 1705 slm). Il rientro avviene con i mezzi di trasporto dal Monte Gelbison.
 
"monte gelbison (da novi velia)"
Tempo di percorrenza: h. 3,00 - Difficoltà: media - Dislivello: 700 metri
Il percorso prende origine dal Vallone del Sacrato (circa 1000 mt. slm) e utilizza l'antico sentiero lastricato. Superata la sorgente posta ai margini del bosco di conifere, inizia una serie di tornanti, il cui percorso è reso agevole grazie alla presenza del lastricato in pietra arenaria. Dal percorso si intravedono il sito dell'antica Elea – Velia e il Monte Stella con tutti i suoi paesini. Nel tratto finale il percorso utilizza la strada asfaltata che sale da Novi Velia, fino a raggiungere l'area del Santuario (q. 1705 slm). Il rientro avviene con i mezzi di trasporto dal Monte Gelbison.
 
"sentiero da ciolandrea alla spiaggia del marcellino"
Tempo di percorrenza: h. 3,00 (solo andata) - Difficoltà: media - Dislivello: 519 metri in discesa
Questo itinerario consente di visitare uno dei tratti di costa più interessanti del Tirreno: la Costa della Masseta. Il viaggio inizia alla località Ciolandrea (q. 519 slm) di S. Giovanni a Piro. Dal belvedere si possono osservare le coste calabro-lucane. La discesa nella prima parte la si effettua su una comoda sterrata, in lieve pendenza. La zona attraversata presenta coperture tipiche della macchia mediterranea. Per quasi tutto il viaggio la vista del mare accompagna il trekker. Interessanti spunti sono offerti dai fabbricati rurali con le cisterne per la raccolta dell'acqua piovana. L'ultimo tratto della discesa, il più impervio, lo si effettua su sentieri appena accennati, da percorre con attenzione. Dai poggi si intravedono i resti delle antiche torri di guardia costiere e le isolate spiagge della Masseta. Infine, raggiunta la spiaggia del Marcellino, si resta attratti dall'aspra bellezza del canalone del Marcellino, con le guglie di pietra e il folto bosco di lecci. Il rientro avviene in barca al Porto di Scario o di Marina di Camerota.
 
"porto infreschi"
Tempo di percorrenza: h. 4,00 (a+r) - Difficoltà: facile - Dislivello: 170 metri
Il percorso prende origine nei pressi della grotta di Lentiscelle, nella quale è ospitato un battello con il quale si compirono traversate oceaniche alla fine del 1800. Il sentiero si immerge nella macchia mediterranea nel primo tratto e dopo aver utilizzato un breve tratto di strada asfaltata, si imbocca una pista sterrata che porta verso la Cala del Pozzallo. Superato il piccolo vallone asciutto, dopo una breve salita si arriva a Cala Bianca, dominata dalla torre di guardia costiera. Il sentiero, dopo aver superato un altro vallone a tempo, si inerpica protetto dalla fresca ombra della macchia mediterranea e degli olivi. Arrivati sul poggio inizia la breve discesa che porta al porto naturale degli Infreschi. Tratto caratterizzante della piccola baia è la presenza di acque dolci che si sversano a mare e la presenza della Primula palinuri, un endemismo assurto a simbolo del PNCVD. Il rientro può avvenire in barca verso Marina di Camerota se concordato oppure utilizzando lo stesso sentiero.
 






 


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