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Roscigno
Vecchia
La Pompei del 2000 |
Galleria
fotografica
Questo paesino dell'entroterra cilentano è stato
abbandonato dai propri abitanti agli inizi del 1900 in
seguito al pericolo di frane dovute alla natura cretosa
del suolo su cui era impiantato. Le bellezze naturali
del territorio comunale e le significative tracce degli
insediamenti umani succedutisi nel tempo fanno di Roscigno
un caso di studio assai particolare.
Esso è noto principalmente per l'antico nucleo
urbano, abbandonato come detto agli inizi del '900 rimasto
cristallizzato nel tempo, con la sua perfetta tessitura
di piccolo centro agricolo e per gli scavi del Monte Pruno
, poco lontano, cui è stato dato l'appellativo
di "balcone degli Alburni".
Abbandonato e ripopolato quotidianamente, viene utilizzato
dagli abitanti del nuovo centro, sorto un chilometro più
a monte, come deposito di attrezzi e asilo per gli animali
e costituisce tuttora una eccezionale documentazione di
civiltà contadina.
Il sito archeologico di Monte Pruno, invece, ha suscitato
interesse già a partire dagli anni venti e si è
accresciuto dopo la scoperta della Tomba principesca,
oggi esposta al Museo Provinciale di Salerno.
C'è da dire che nel corso di lavori agricoli affiorava
materiale in continuazione ma non gli si dava il giusto
peso, questo fino al 1928, quando il direttore del Museo
di Salernosi recò sul luogo per compiere un'indagine
ufficiale. I sopralluoghi si susseguirono per un decennio,
portando alla luce statuette, numerosi pezzi d'ambra e
altro ancora. Nel 1938 interviene anche la Soprintendenza
in virtù di una grande scoperta: nel pianoro del
Monte Pruno, coltivato a grano, affiora una sepoltura
che renderà Roscigno tra i paesi più noti
e citati nel dibattito storico ed archeologico relativo
alle popolazioni indigene dell'entroterra. Si riconosce
immediatamente che si tratta di una tomba principesca
per il ricco corredo e per la presenza di un carro.
La concentrazione maggiore di reperti antichi si è
avuta, quindi, sulla cima del Monte Pruno, occupazione
strategica di tutta l'area e consentono di datare già
nel corso del VI sec. a.C. i primi segni di una comunità
stabile e l'esistenza di un agglomerato indigeno, non
ancora organizzato ma già in contatto con i Greci
della costa.
Testo tratto da: Guida
Parco - Annangelo Sacco Editore |
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