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Il
Monte Sacro dei cilentani
Alle pendici del Gelbison |
Galleria
fotografica
Le origini
del Santuario della Madonna del Sacro Monte si perdono
nella notte dei tempi, nulla vieta di pensare che gli
antichi Enotri, profondamente religiosi, dopo aver trovato
stabile dimora sui pendii del monte Gelbison, abbiano
eretto sulla vetta un tempio dedicato a una delle tante
divinità da essi venerate, forse alla dea Era.
Pochi anni or sono, infatti, sulla cima del monte furono
eseguiti lavori di scavo per piazzarvi i tralicci che
sostengono i ripetitori telefonici. Casualmente vennero
alla luce alcuni reperti archeologici molto significativi
a questo riguardo: un'artistica statuetta di terracotta,
color ocra, alta circa quindici centimetri, raffigurante
una matrona greca, seduta, avvolta nel peplo, con il gomito
destro sul ginocchio e con il palmo della mano sotto il
mento; un serpentello di bronzo di mirabile fattura e
alcuni cocci di lampade votive di terracotta, oggetti
in tutto simili a tanti altri rinvenuti a Paestum o tra
le rovine del tempio della dea Era presso la foce del
Sele.
E' certo che al tempo dei saraceni, cioè qualche
secolo prima del Mille, sulla cima del Monte doveva esserci
un tempio già famoso perchè Gelbison è
una parola da loro coniata e significa: Monte dell'Idolo.
Un'altra tradizione narra che i Frati Basiliani, rifugiatisi
in questi luoghi per sfuggire alla persecuzione iconoclasta,
scelsero la vetta del monte come loro dimora. Un giorno,
avendo avvistato una banda di saraceni che dimostravano
palese l'intento di salire fin lassù, i monaci
nascosero in fretta l'immagine della Madonna che essi
stessi avevano tratto dal tronco di un grosso albero,
scendendo poi dal monte per stabilirsi definitivamente
nella cinta muraria di Novi Velia. Questa tradizione sembra
avvalorata dal fatto che la sacra immagine attualmente
oggetto di tanta venerazione, nonostante le molteplici
manipolazioni subite attraverso i secoli, presenta tuttavia
lineamenti di carattere spiccatamente bizantino.
Durante alcuni lavori di consolidamento delle fondazioni
dell'attuale Santuario eseguiti nel 1922 furono trovati
ventiquatttro scheletri. Non c'è notizia che qualcuno
dei Padri Celestini che dal 1300 al 1800 ebbero in custodia
il Santuario sia stato sepolto lassù; perciò
è logico pensare che si tratti di scheletri di
Padri Basiliani che avrebbero costruito sulla vetta un
cenobio, dando così origine alla devozione alla
Vergine Maria perpetuatasi attraverso i secoli.
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