A
dominio della sottostante vallata ed a controllo dell'antica
via consolare si pone l'abitato di Casalbuono, tutto
aggrappato e proteso verso il suo castello da cui
sembra dipendere.
Le sue non remote origini, lo vedono come "casale
nuovo" della badia di Santa Maria di Cadossa
di Montesano, eretto per accogliere i pastori e i
contadini che coltivavano i terreni di proprietà
dell'abbazia. Tutto questo quando ancora non era rifulsa
su tutta la valle la luce della grandiosa Certosa.
E' ipotizzabile, quindi; che già nel secolo
XIII il casale potesse esistere. Risulta, infatti,
che al tempo di re Manfredi, il casale venne completamente
distrutto, prima di essere restituito da Carlo I d'Angiò
all'abate della badia.
Le vicende del paese in epoca medioevale sono molto
tormentate: infatti, nel 1272 esso subisce i soprusi
di Onorato Fornerio signore locale, mentre nel 1314
e nel 1324 viene attaccato e semidistrutto dagli abitanti
di Tortorella.
Fino alla seconda metà del XVI secolo il casale
dipese da Cadossa per la giurisdizione ecclesiastica,
mentre per quella civile fu affidato a Guglielmo Sanseverino,
poi ai Cardona e nel 1569 ai Cleps. Ultimi in ordine
di tempo furono i De Stefano che lo tennero fino all'eversione
della feudalità.
L'originalità dell'armatura urbana è
costituita dalla posizione "a cascata" del
centro storico con fulcro nel castello, fenomeno tipico
dei caratteri dell'infeudamento altomedioevale.
L'impianto originario, infatti, si situa tra il castello
e la parrocchiale di Santa Maria delle Grazie e in
origine era fortificato, lasciando fuori dalle mura
i nuovi abitati che stavano crescendo verso la valle.
Uno sviluppo consistente del nucleo urbanizzato a
valle avvenne con l'apertura della ferrovia verso
Lagonegro e successivamente con l'autostrada per la
Calabrie.