Roscigno

Abitanti: 990 circa
Comunità Montana: Alburni
Altitudine: mt 570 s.l.m.
Il toponimo Russino compare per la prima volta in un documento dell'abbazia di Cava dei Tirreni del 1806 come casale appartenente al conte Giordano che ne fece, poi, dono alla Badia Cavese.
Il paese era impiantato su una collinetta cretosa che rendeva instabile il suolo provocando continue frane. Nel 1902 e nel 1908, in seguito a due leggi speciali a favore dei paesi franosi, l'abitato venne spostato a 1 km più a monte dove ebbe inizio la costruzione di un nuovo centro.
Roscigno, a vocazione agricola e pastorale, ha vissuto una marginalità costante conservando, fino agli anni sessanta, una viabilità strutturata ancora sulle vecchie mulattiere e gli antichi tratturi.
Le bellezze naturali del territorio comunale e le significative tracce degli insediamenti umani, succedutisi nel tempo, fanno di Roscigno un caso di studio assai particolare. Esso è noto al grande pubblico per l'antico nuleo urbano, abbandonato nei primi anni del '900, la cosiddetta Roscigno Vecchia, rimasta cristallizzata nel tempo, con la sua perfetta tessitura di piccolo centro agricolo e per gli scavi del Monte Pruno cui è stato dato l'appellativo di "Balcone degli Alburni". Abbandonato e ripopolato quotidianamente, viene utilizzato dagli abitanti del nuovo centro come deposito di attrezzi, asilo per gli animali, dispensa di alimenti, costituisce tuttora un'eccezionale documentazione di storia contadina.La "Pompei del Novecento", come viene attualmente definita, è oggi un museo della Civiltà Contadina che offre agli studiosi una sorta di laboratorio di ricerca culturale sul campo.
L'altro sito archeologico, invece, ha suscitato interesse già a partire dagli anni venti e si è accresciuto dopo la scoperta della Tomba Principesca, oggi esposta al Museo Provinciale di Salerno. C'è da dire che nel corso di lavori agricoli affiorava materiale in continuazione ma non gli si dava il giusto peso, questo sino al 1928, quando il direttore del Museo di Salerno si recò sul luogo per compiere un'indagine ufficiale.
Nel 1938 interviene anche la Soprintendenza in virtù di una grande scoperta: nel pianoro di Monte Pruno, coltivato a grano, affiora una sepoltura che renderà Roscigno tra i paesi più noti e più citati nel dibattito storico ed archeologico relativo alle popolazioni indigene dell'entroterra.


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