Rofrano

Abitanti: 2.200 circa
Comunità Montana: Lambro e Mingardo
Altitudine: mt 450 s.l.m.
Rofrano è situato nel cuore del Cilento, nell’alta valle del Mingardo, fra i monti Centaurino e Sacro. Il toponimo deriva dal personale latino Rufrae, Rufrius più il suffisso –anus. Il nome ha avuto origine dai Sanniti Rufrani; vi furono due località denominate Rofrano e precisamente Rofrano Vetere e Rofrano Nuovo. Rofrano Vetere è a circa quattro miglia a nord-ovest sotto il monte Rotondo; Rofrano Nuovo (attuale) si formò intorno al Cenobio dei Basiliani presso la chiesa della Madonna di Grottaferrata. Di ciò si ha testimonianza nel vecchio sigillo di Rofrano, il quale contiene e presenta l’immagine della Santissima Vergine con un monaco basiliano prostrato ai suoi piedi e il nome del Comune. Il monastero, la cui origine può essere ricondotta al IX – X secolo, dopo il passaggio di San Nilo a Rofrano e la fondazione, da parte del santo, dell’Abbazia tuscolana di Grottaferrata, diventò dipendenza, fino al 1476, di quest’ultima. Da un diploma del re Ruggiero, rilasciato a Palermo nel 1131, si desume che il cenobio doveva aver raggiunto una notevole importanza: appare, infatti, dotato di numerose dipendenze.
Gli abati del cenobio, cui era riconosciuto il potere temporale su Rofrano e su Caselle, esercitarono, per circa 400 anni, in rappresentanza dell’Abbazia di Grottaferrata, la giurisdizione spirituale. Nel 1500 i Basiliani vennero espulsi dai Carafa e il convento venne trasformato in palazzo baronale. Da questa epoca fino al XIX secolo la storia del paese è caratterizzata da passaggi di feudo, attraverso vendite o lasciti ereditari.
Sul cucuzzolo della collina, come una fortezza, è il Complesso abbaziale di Santa Maria di Grottaferrata, la cui costruzione è precedente all’anno Mille. Nella chiesa sono custoditi un antico Crocifisso, una statua lignea della Madonna e, nella cripta, le reliquie di due martiri. Questi è stato il faro di civiltà e di fede non solo per Rofrano, ma per l’intera zona, anche quando i Basiliani furono espulsi dall’Abbazia ad opera del Conte di Policastro, Carafa. Complesso abbaziale più volte restaurato, a perenne ricordo dei Basiliani, nel passato, e dell’ardente fede dei Rofranesi, al presente.
Nelle adiacenze sono di notevole interesse l’ingresso e l’edificio del Palazzo Baronale, la Porta Sant’Antonio, una Torre superstite delle tre originarie della cinta muraria. Di importanza storica è anche la Parrocchiale di San Nicola di Mira, della cui esistenza si hanno notizie dal 1497, quando la cura e la giurisdizione spirituale dell’Abbazia di Grottaferrata fu affidata al parroco di quella chiesa. L’antico edificio, che conserva un bell’altare maggiore in pietra, fu restaurato e ampliato varie volte a partire dalla metà del XVIII secolo. In piazza Cammarano, è la Chiesa di Santa Maria dei Martiri, risalente al XIII secolo, la cui torre campanaria presenta una meridiana settecentesca.
L’ambiente circostante è una delle maggiori attrattive: boschi di ontani, castagni, faggi, querce, cerri, noci costituiscono la ricchissima flora di questo centro del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano; vi possiamo trovare persino l’orchidea selvatica. L’area è ricca anche di una grande varietà di specie animali: nei fiumi vivono la trota e l’anguilla. Sul monte Centaurino e sul monte Raia del Pedale, punto panoramico, si incontrano rapaci, varie specie di corvidi, picchi e poi lepri, scoiattoli, volpi, martore, puzzole, faine.


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