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Orria
Abitanti: 1.300 circa
Comunità Montana: Gelbison Cervati
Altitudine: mt 540 s.l.m. |
Alcuni
storici ritengono che il paese trae origine dall’arrivo
nella zona di alcuni monaci basiliani i quali, in seguito
alla lotta iconoclasta che gli imperatori di Oriente
posero in atto tra il 726 e l’842, erano fuggiti
dai loro paesi di origine sbarcando sulle coste del
Cilento. I religiosi dissodarono queste terre adattandole
a varie coltivazioni, soprattutto grano e orzo: da qui
sembra derivi anche il toponimo, legato al latino horreum
( = granaio).
Non si hanno notizie di questo paese antecedenti al
1532, quando vi abitavano 80 famiglie dedite all'allevamento
ovino e alla coltivazione dell'olivo e dei fichi. Fervida
era anche l'attività di numerosi scalpellini,
tradizione questa rimasta in auge ancora fino al secondo
dopoguerra. Abbondante doveva essere all'epoca anche
la produzione di grano, se una leggenda narra di come
Dio punì gli abitanti con una frana che portò
via tutti i terreni fertili perché non osservavano
il giorno di riposo festivo: solo l'intervento di san
Felice salvò la popolazione dalla fame facendo
arrivare dei commercianti arabi che portarono una quantità
enorme di grano; essi avevano accettato come pegno un
anello di diamanti, lo stesso che la popolazione conobbe
appartenere alla statua del Santo, nella quale essi
a loro volta riconobbero colui che li aveva contattati.
L’insediamento urbano, nel corso dei secoli, crebbe
lentamente, legato fin dal medioevo alla feudalità del vicino centro di Gioi e alla presenza di alcuni
interessanti edifici religiosi (il Convento di S. Domenica,
la Chiesa Parrocchiale di San Felice, la Cappella di
S Maria delle Grazie).
Certo è che alla fine del XVI secolo una grave
carestia sconvolse il paese causando un rapido declino
demografico, aggravato poi dalla peste del 1656, tanto
che non si hanno dati certi sull'entità dei sopravvissuti.
Molti si rifugiarono ad Ostigliano. Per questi motivi
non fu mai un feudo ambito e rimase marginale alle dinamiche
dell'epoca.
La ripresa avvenne solo agli inizi del XVIII secolo
quando le mutate condizioni socioeconomiche di tutto
il territorio cilentano determinarono la ripresa delle
attività agricole che si affiancarono allo sfruttamento
dei rigogliosi boschi. Si affermarono numerose famiglie
gentilizie che misero a coltura molti terreni incolti
o li sfruttarono con la pastorizia. Solo con il governo
napoleonico (1806 – 1809) Orria divenne comune
a se ed ebbe una storia autonoma, in cui l’emigrazione
e i tentativi di mantenere la propria identità culturale hanno viaggiato fino ad oggi di pari passo.
Durante il XIX secolo, dopo che divenne capoluogo di
Comune, il rapido incremento della popolazione portò alla ricerca di nuove terre da sfruttare, tanto che
numerose questioni insorsero con i Comuni limitrofi
per l'usurpazione che gli abitanti di Orria facevano
ai danni dei loro terreni. Oggi l'impianto di nuovi
ficheti sembra assicurare un risvolto positivo e decisivo
per l'economia locale che si era arrestata a causa dell'intensa
emigrazione degli anni Sessanta.
Il territorio extraurbano è disseminato di “casedde”,
caratteristiche piccole case di campagna, ad un solo
piano e costituite da un unico vano, con un’unica
finestra, costruita tutta in pietra, senza uso di calce.
I nuclei di Orria, Piano e Vetrale sono da ricondursi
alla forma dei centri storici più diffusi nelle
aree interne del Cilento: il borgo.
Galleria
fotografica |
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