Novi Velia

Abitanti: 2.000 circa
Comunità Montana: Gelbison Cervati
Altitudine: mt 648 s.l.m.
Novi Velia è un centro del basso Cilento, ubicato su un colle coltivato a uliveti che si protende alle falde del Monte Gelbison o Monte Sacro a dominare verso occidente sia i territori comunali di Vallo della Lucania, Pellare, Moio della Civitella e Cannalonga, sia la vallata attraversata dall’Alento e dai suoi affluenti, da cui anticamente giungevano insidiose incursioni e a controllo della quale, nel Medioevo, venne appunto costruito il Castrum de Valle Novi, l’odierna Castelnuovo Cilento. Il paese fu chiamato semplicemente "Novi" (derivato dal latino novus) fino al 1862 quando, in seguito all'unità d'Italia, fu unito al determinativo Velia, nome di un antico insediamento Elea-Velia, patria di Parmenide e Zenone, perché si pensa che gli abitanti di questa città d'origine greca, messi in fuga dai Vandali, avessero fondato un nuovo centro abitato proprio dove adesso sorge la "Nuova Velia". Le sue origini si perdono nei secoli, probabilmente doveva essere un villaggio fortificato già al tempo degli Enotri, popolazione originaria del Peloponneso, stanziata fin dal 1000 a. C. nella Calabria settentrionale, nella Basilicata sud - occidentale e nell'attuale area cilentana. A testimonianza di ciò ci restano dei ritrovamenti effettuati nel 1960 di una statuetta fittile "Tanagra", di un serpentello di bronzo e di alcuni cocci di lampade votive, che si pensano essere provenienti da un santuario dedicato alla dea Era. E', infatti, lecito supporre che sulla cima del monte, o nelle vicinanze, sia sorto un tempio dedicato a questa dea.
In seguito (IV sec. a. C.), Novi, da villaggio fortificato, divenne fortezza della "Chora Velina". Si può anche supporre che i Focesi di Elea fossero legati ai fratelli Enotri da motivi economici, infatti, tra le "Crete rosse" trovarono il ferro e, sulle pendici del monte il legno, elementi indispensabili per costruire le loro navi.
In epoca romana, forse continuò la sua funzione di presidio a guardia, come in passato, della "Via del Sale" che da Velia raggiungeva l'interno.
L'antica cinta muraria di Novi comprendeva una superficie di circa 20.000 mq. Si sa inoltre che nel 1708 gli abitanti erano appena 413. Sembra incredibile ma è pura verita storica comprovata da documenti inoppugnabili: in una superficie così ristretta e con un numero di abitanti così esiguo, almeno fino all'inizio del secolo XVII, Novi contava ben quattro parrocchie: Santa Maria dei Lombardi, Santa Maria del Monte nonchè Ducal Chiesa di San Giorgio, Santa Maria dei Greci e San Nicola di Bari. Per di più dentro e fuori della cinta muraria esistevano: la chiesa della SS.Annunziata, Sant'Antonio di Padova, SS.Pietro e Paolo, San Rocco, San Michele, Sant'Andrea in Oppido, San Cristoforo, San Marco, Sant'Antonio Abate, Santa Margherita, Santa Sofia e San Salvatore. Anche nei palazzi principali c'erano le cappelle gentilizie: la Concezione nel palazzo dei Marchesi Zattara, San Filippo Neri in quello della famiglia De Licteris.
Della maggior parte di queste chiese e cappelle rimangono solo i ricordi che si possono ricavare dai documenti, altre sono state convertite in abitazioni private, di una di queste sono rimaste le mura perimetrali, un'altra è ancora integra ma non officiata. Attualmente in esercizio sussistono la chiesa parrocchiale Santa Maria dei Lombardi e la cappella privata di Sant'Antonio.

Testo tratto da: "Breve storia popolare di Novi Velia" Carlo Zennaro - Pro Loco Novi Velia

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