Gioi Cilento

Abitanti: 1.500 circa
Comunità Montana: Gelbison Cervati
Altitudine: mt 680 s.l.m.
Situato tra le colline del Cilento, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, su di un colle sottostante la catena Serra, Gioi affacciandosi su due valloni che confluiscono nella pianura della Selva dei Santi, offre un paesaggio agrario accidentato ma dalla grande bellezza e ricco di querce, castagne, felci, ulivi e viti. Lo scenario è suggestivo... quasi ad abbracciare con lo sguardo l'orizzonte fino al mar Tirreno . La piazza principale, ai bordi della quale sorge il moderno edificio comunale e la Chiesa di Sant’Eustachio, costituisce il luogo di ritrovo della gente; è accogliente e resa ancora più elegante dalla gentilezza e dal senso di ospitalità dei frequentatori abituali.
Deve ascrivere le sue fortune alla singolare posizione geografica , sulla cui cima gli Enotri elevarono una delle loro fortezze, rifugio che andò a far parte della “Chora” di Velia . Divenne nel periodo di Roma imperiale un piccolo borgo, abitato dai veterani, col nome latinizzato di Giove; con la caduta dell’impero il territorio, già cristianizzato, fu meta dei monaci basiliani, fuggiti dall’Oriente. Le prime notizie si hanno nel 1034 e si crede che l’ attuale centro abitato abbia avuto origine intorno ad una fortezza longobarda nel VII secolo d.C. . Di certo è possibile affermare che vista la sua posizione geografica decisamente strategica, doveva essere una fortezza-rifugio Enotria. Gioi, subì la dominazione lucana, romana e anche la colonizzazione longobarda, come testimoniano i suoi ex casali di Sala e Salella, appartenenti all’antico sistema agricolo della "Curtis".
Molti credono che il paese in origine fosse impiantato in una pianura denominata ancora oggi “Sterza”; altri ritengono che fosse stata la sua necropoli o che tale sobborgata sia stata d’avanguardia a Gioi. Quando avvennero la fondazione e la costruzione e quali in seguito siano state le sue vicende è impossibile determinarlo, ma prova della sua esistenza in un tempo anteriore all’era cristiana, si desume, non solo dal rinvenimento di molti templi eretti al culto e sepolcri che rimontano all’epoca pagana, ma anche in seguito ad una favola ritrovata che dimostra la Geologia del Gentilismo. A tutto questo bisogna aggiungere un’unanime tradizione riguardo all’esistenza di un’iscrizione scolpita sulle mura del castello, la quale diceva: JOHAE FIDELIS A PRIMARIO SAECULO. Si può, quindi, affermare che Gioi fu edificata dai gentili e si suppone che abbia raggiunto incremento quando, con la distruzione di Elea o Velia, nel VI sec. dell’era cristiana, i superstiti cercarono rifugio stanziandosi soprattutto a Gioi. Nel XIII secolo dell’era cristiana, una terribile peste colpì Gioi, sviluppandosi con tale furia e riducendo la popolazione da 18.000 abitanti ad appena 3.000. Il problema difensivo del territorio si avvertì ancor più impellente con il passaggio dai Longobardi ai Normanni, a causa del loro spirito bellicoso e vendicativo.
La città era circondata fin dal periodo medioevale da massicce mura: le porte (l’ingresso al paese era consentito da sette porte) più importanti erano quelle denominate, di cui solo una ancora esistente, Portanova, (oggi ancora visibile col nome di Porta dei Leoni) e Porta Janni, mentre altre due porte, collocate a San Francesco, collegavano il centro con il borgo distrutto del Ribellino; altre due porte si aprivano in prossimità dell’attuale Castello (XIII sec.) i cui ruderi sono collocati nella parte alta del centro.
Completamente intatta è la struttura del Convento di S. Francesco (1466), in parte restaurato, dove si ammira la cappella e il chiostro originario. Soppresso nel 1811 sotto il regime napoleonico, oggi l’edificio appartiene al Comune.


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