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Cuccaro
Vetere
Abitanti: 622 circa
Comunità Montana: Lambro e Mingardo
Altitudine: mt 629 s.l.m. |
E’
arroccato come una cittadella su un cucuzzolo di una bassa collina
alla quale si può accedere agevolmente solo dalla parte
nord, tramite una strada che si stacca dalla SS. 18; domina
verso sud-est il corso alto del torrente Lambro e le vallate
sottostanti che degradano dolcemente verso il mare di Palinuro.
Gli abitanti, che hanno conservato la tipica gentilezza dei
Cilentani all’interno, da sempre sono dediti alla coltivazione
del castagno ed oggi anche alla lavorazione del prodotto secondo
criteri moderni; riescono a fornire alcune fabbriche di dolciumi.
La bellezza del centro, la suggestione di leggende e della storia,
ci accompagna mentre penetriamo nelle viuzze cinquecentesche
costruite con criteri di difesa; mentre raggiungiamo la piazzetta,
ci sovviene il ricordo di un episodio che ancora si ricorda
in paese, di quando il vescovo (siamo verso la metà del
XVII sec.) fece bruciare pubblicamente i libri liturgici di
rito greco. Ed è appunto la “grecità” del luogo che affascina e che si sente anche nel pronunciare
i toponimi.
Cuccaro Vetere conserva ancora l’aspetto di una fortificazione,
arroccata su una collina a guardia della Valle del Lambro. Si
racconta che il vecchio centro abitato sorgesse più a
Nord, nella zona ancora denominata Cuccaro Vetre e dove oggi
c’è solo qualche caprarizzo e qualche casa di pastori.
All’arrivo dei monaci basiliani (secc. VI – VIII)
la popolazione del vecchio centro abitato ormai in rovina, si
strinse attorno alla Chiesa di S. Nicola che sorgeva nel luogo
ancora oggi detto ‘u Vicinanzo ri Griechi (Piazza dei
Greci) . La prima notizia nei documenti è del 1118 e
riguarda un “castra de Cuculi”, cioè castello
di Cuccaro. Il luogo, infatti, è stato fin dai tempi
dei Lucani una fortezza. Questo popolo usava costruire dei recinti
per proteggere il bestiame: usanza ancora viva nel secolo scorso
quando i pastori costruivano i “caprarizzi” che,
nel dialetto locale, vuol dire recinti per le capre oppure recinto
in pietre per la custodia delle mandrie. L’etimologia
del toponimo richiama ambedue le tradizioni: quella pastorale
e quella che indica in Cuccaro un centro fortificato. La parola
“Cuccaro” deriva dal greco kyclos e significa recinto
fortificato.
Più volte distrutto nel corso dei secoli e ogni volta
ricostruito dalla tenacia dei suoi abitanti, il paese ha conosciuto
sia le invasione barbariche sia diverse epidemie. E’ stato
una delle quattro “Terre” normanne che costituivano
la Baronia di Novi, suffeudo e poi feudo autonomo e capoluogo
dello stato omonimo che, oltre Cuccaro, con il casale di Laureto
fino al 1404, comprendeva Abatemarco, Castinatelli, Eremiti,
Futani, Massicelle, Montano, S. Mauro La Bruca e S. Nazario.
Sulla topografia del territorio di Cuccaro non abbiamo molte
notizie, tranne quelle trasmesse da uno storico del luogo, l’Antonini,
che ci presenta quel territorio ricco di castagni, querce e
ulivi.
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fotografica |
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